La Valle dell’Agno: Architetture e Storia

Esplorare le Architetture della Valle dell’Agno: Cosa Vedere nei Comuni

La provincia di Vicenza è costellata di rilievi prealpini che si estendono dalla Valle del Chiampo al Massiccio del Grappa, creando una corona di monti solcati da fiumi che formano splendide vallate. Una di queste è la vallatata dell’Agno, rinomata per le sue architetture ville, palazzi e monumenti che testimoniano l’arte e lo sviluppo industriale della regione nel corso dei secoli.

In questo articolo, esploreremo le ricchezze architettoniche e culturali dei principali comuni della Valle dell’Agno come Castelgomberto, Brogliano, Recoaro, Valdagno, Trissino e Cornedo Vicentino, scoprendo le ville, i palazzi e i monumenti che caratterizzano l’affascinante architettura di questa valle.

Le caratteristiche geografiche e territoriali della Valle dell’Agno

Posizione e confini

La Valle dell’Agno (in veneto Val de l’Anjo) è una valle delle Prealpi vicentine che scorre da nord a sud per circa 30 chilometri, percorsa dall’omonimo torrente Agno e situata a partire dalle Piccole Dolomiti. È un bacino idrografico piuttosto esteso che confina ad Est con il bacino del Leogra-Bacchiglione e ad Ovest con quello dell’Adige.

Rilievi e corsi d’acqua

Nel suo alto corso, la Valle dell’Agno è caratterizzata dalla conca di Recoaro Terme, nota anche come conca di smeraldo, circondata dall’arco montuoso delle Piccole Dolomiti: in questa zona la valle è molto stretta, con versanti ripidi coperti da boschi di conifere autoctone. Il torrente Agno nasce alle pendici del monte Faedo e scorre lungo la valle per circa 25 km, raccogliendo gli apporti di torrenti e rii laterali come il Torrente Rotolon, il Torrente Torrazzo e il Torrente Creme.

La valle si allarga solo all’altezza di Valdagno, dove diviene più densamente abitata e industrializzata, anche se le dorsali collinari a est e a ovest, che raggiungono i 700-800 metri, mantengono talvolta intatte le caratteristiche e le abitazioni rurali di un tempo. Continuando verso i comuni centro-meridionali della valle come Cornedo Vicentino, Brogliano, Castelgomberto e Trissino, la valle si allarga ulteriormente, ospitando un importante polo industriale e artigianale.

Una volta uscito dalla Valle dell’Agno, il torrente omonimo si allarga nella pianura scorrendo su un materasso alluvionale di potenza crescente. Nella fascia della bassa pianura vicentina, la valle è solcata da un reticolo di canali consortili, alcuni utilizzati per l’irrigazione, altri per estesi interventi di bonifica.

Flora e fauna

Nonostante la densità abitativa, in particolar modo della parte meridionale caratterizzata anche dal sorgere di alcune considerevoli zone industriali, la Valle dell’Agno riesce ancora a mantenere tra le contrade sparse nelle colline le sue caratteristiche originarie, con ampi boschi e prati, percorsi da una intricata rete capillare di strade sia asfaltate che sterrate, nonché di sentieri.

Il territorio del Comune di Valdagno è ricoperto da boschi per un terzo della sua superficie, con il carpino nero e l’orniello che costituiscono la formazione forestale più diffusa in vallata chiamata ostrieto. Dove le condizioni climatiche diventano più aride, troviamo invece la roverella. Tra le specie erbacee tipiche ci sono la primula comune, l’erba trinità, la pervinca, l’elleboro verde e la rosa di Natale. Nella zona collinare più alta compare anche il faggio in modo sporadico.

Lungo il torrente Agno, la vegetazione arborea spontanea si sviluppa rigogliosa con ontani, salici, robinie e pioppi come specie più numerose. Tra gli esemplari arborei di notevoli dimensioni ci sono il grande faggio di Croci di Popi, un secolare sambuco e il maestoso carpino bianco del Monte Turigi soprannominato “Abramo”.

Tra i mammiferi presenti ci sono la volpe, la faina, la donnola, il tasso, il riccio, il ghiro, lo scoiattolo, il moscardino, la talpa, il topo selvatico e il toporagno. La specie più interessante è il capriolo, mentre qualche camoscio frequenta il bosco sulla montagna di Marana durante l’inverno. Tra gli uccelli si possono osservare l’aquila reale, il nibbio bruno, l’astore, lo sparviero, il gheppio, l’allocco e la civetta. Lungo l’Agno nidificano anche il corriere piccolo, il piro piro piccolo, il merlo acquaiolo, la ballerina gialla e l’usignolo di fiume. Tra i rettili ci sono la vipera comune, il biacco e il colubro di Esculapio, mentre tra gli anfibi si trovano l’ululone dal ventre giallo, il rospo comune, la rana rossa e la salamandra pezzata. Infine, nel corso dell’Agno sono presenti quattro specie di pesci: il barbo canino, il ghiozzo, la sanguinerola e la trota fario, oltre al gambero di fiume negli affluenti laterali.

Storia e sviluppo della valle nel corso dei secoli

Origini e insediamenti antichi

A causa dell’importanza dell’antico castello di Trissino e del perdurare del dominio feudale della famiglia Trissino nella zona già a partire dall’Alto Medioevo, l’area era nota come “Valle di Trissino” e così viene citata in descrizioni e mappe fino al XVIII secolo.

I depositi stratigrafici rinvenuti nelle grotte e nei covoli dei colli Berici e delle montagne vicentine testimoniano di insediamenti ultramillenari nella zona, facendo del Vicentino un’area tra le meglio documentate nel panorama della preistoria italiana. Nelle grotte di San Bernardino, della Paina a Mossano, di Trene a Nanto e del Broion a Longare sono stati rinvenuti oggetti in selce, osso, legno, pelle e fibre vegetali risalenti al Paleolitico e al Mesolitico (250.000 – 6.500 a.C.), quando questi ripari venivano occupati in modo non stanziale da cacciatori e raccoglitori.

Importanti sono anche i ritrovamenti del Neolitico (6.500 – 3.400 a.C.) nella zona delle Valli di Fimon, dove gruppi umani stabili vivevano in villaggi su palafitte e praticavano l’agricoltura e l’allevamento, accanto alle tradizionali attività della caccia e della raccolta.

Durante l’Età del rame (3.400 – 2.300 a.C.) si ebbe la produzione di lame in selce a ritocco foliato e l’introduzione della metallurgia, documentata dal ritrovamento di oggetti nell’alto vicentino e nei Colli Berici. Significativi anche i reperti di tipo megalitico nel complesso funerario e cultuale di Sovizzo.

Nell’Età del bronzo (2.300 – 950 a.C.) furono densamente abitate l’area berica e le aree pedemontane, dalle quali si potevano estrarre i minerali utili alla manifattura di oggetti in bronzo, ceramica, osso e pasta di vetro.

Nell’Età del ferro (metà X secolo a.C. – metà I secolo a.C.) si sviluppò la civiltà dei Veneti. Nel VI secolo a.C. sorse, in posizione strategica presso la confluenza dei fiumi Astico e Retrone, un importante insediamento che in seguito avrebbe originato la città di Vicenza. Esso colonizzò la fascia prealpina per sfruttarne le risorse con la creazione di numerosi villaggi di case seminterrate, colonizzazione che raggiunse la massima intensità tra il V e il IV secolo a.C.

Secondo alcuni autori, i primi abitanti del territorio vicentino furono gli Euganei, scacciati verso le valli montane dall’invasione dei Veneti provenienti dalla regione Danubiana tra l’inizio del IX secolo a.C. e la fine dell’VIII, dando origine ai 34 oppida delle Euganeae gentes di cui parla Plinio. Forse tra l’VIII e il III secolo a.C. le due popolazioni si fusero, come testimoniano le tombe con cadavere rannicchiato (Euganei) e resti di salme cremate (Veneti) trovate sul Monte Summano.

Quando arrivarono i Romani, i Veneti che li accolsero pacificamente e con essi si allearono, erano la popolazione dominante; ricevettero la cittadinanza romana secondo lo jus romanum ed furono iscritti alla tribù Menenia.

Nelle valli vicentine abitate dagli Euganei (quelle dell’Agno, del Chiampo, la Val d’Astico e la Val Leogra) nessun resto archeologico fa cenno ai quatuorviri o alla tribù Menenia; si ritiene quindi che, pur soggette al dominio di Roma, fossero sottoposte allo jus latinum. Alcuni studi su antichi villaggi euganei come quelli di Bostel (Rotzo) e Castellare (Caltrano), distrutti da incendio, hanno formulato l’ipotesi che intorno al 200 a.C. i romani abbiano compiuto spedizioni militari contro le genti dei monti ostili all’occupazione romana.

Periodo medievale e il dominio dei Trissino

Le origini della famiglia Trissino si perdono nell’Alto Medioevo. Diversi storici e studiosi tra il XVII e il XIX secolo hanno delineato varie possibili ipotesi, basandosi anche sull’interpretazione dei numerosi documenti conservati dai Trissino stessi.

Il primo membro della famiglia di cui si abbia evidenza storica tramite fonti primarie fu Olderico (Olderico III secondo la storiografia familiare) figlio di Uguccione. È documentato che Olderico fosse tra i nobili vicentini che ricevettero il giuramento di fedeltà da parte del Comune di Bassano nel 1175.

A giudicare dai documenti più antichi, sembra che il potere nella Valle dell’Agno attorno all’anno 1000 fosse gestito solo da enti ecclesiastici, come la curia vescovile vicentina e i monasteri veronesi di San Zeno e di Santa Maria in Organo. L’abilità dei Trissino fu quella di sapersi destreggiare tra i poteri forti (Impero e Chiesa) in modo da accrescere il proprio potere.

Già nel XI secolo è plausibile che facessero parte della curia vassallorum vicentina: è del 1219 la più antica investitura vescovile ricevuta dai Trissino di cui resti memoria scritta, nella quale si fa riferimento a un’altra precedente, probabilmente concessa dal vescovo Pistore a Olderico nella seconda metà del XII secolo.

Olderico sposò la veronese Chiara di San Bonifacio, esponente di una delle principali famiglie di quella città, a testimonianza dei buoni rapporti tessuti dai Trissino anche coi rappresentanti dei poteri imperiali (a quel tempo Verona era capoluogo della marca del Sacro Romano Impero che comprendeva il Triveneto).

Fino al XIII secolo le prerogative signorili dei Trissino arrivavano al dominio assoluto del territorio, esercitando il potere su cose e persone e riuscendo a organizzare i propri feudi quasi come un piccolo Stato autonomo, grazie anche alla creazione di un proprio esercito e ai diritti feudali che coprivano tutti gli aspetti della vita degli abitanti.

Tuttavia, i beni descritti nel testamento di Olderico del 1212 vennero divisi solo tra i due principali colonnelli della famiglia: Miglioranza, di fede ghibellina, e Paninsacco, di parte guelfa.

Nel 1231 il vescovo di Vicenza Manfredo confermò i Trissino signori delle loro terre, in forza di un precedente privilegio papale concesso da Urbano III. Inoltre, con un diploma del 4 aprile 1236 Federico II di Svevia non solo riconfermò ai Trissino i loro titoli, ma concesse loro anche l’uso dell’aquila bicipite imperiale nello stemma di famiglia, a riconoscimento della loro lealtà all’Impero.

Epoca moderna e industrializzazione

A parte poche tracce preistoriche e qualche ritrovamento romano o longobardo, la storia della Valle dell’Agno comincia nel Medioevo con la famiglia Trissino che costruì i castelli fino a Valdagno. Attorno ad essi si costituirono i vari nuclei abitati. Risale al periodo feudale l’insediamento nella vallata di boscaioli e contadini in gran parte di origine cimbra che si dedicarono all’agricoltura e alla pastorizia. Tracce del loro dialetto tedesco sono sopravvissute in molti termini dialettali, cognomi e tradizioni locali.

Gran parte dell’attuale sistemazione urbanistica della città di Valdagno risale al ‘700, nel periodo della Repubblica Veneta, mentre la parte situata nella sinistra Agno nei primi anni del ‘900 è stata oggetto di un progetto di urbanizzazione denominato “Città Sociale” o “Città dell’Armonia” su commissione della famiglia di imprenditori Marzotto.

Tra il 1880 e il 1980 la valle dell’Agno è stata interessata dalla presenza della tranvia Vicenza-Valdagno-Recoaro Terme, che contribuì in maniera determinante all’industrializzazione delle località servite.

La valle dell’Agno aveva mantenuto fino al 1950 un ruolo preminente nell’economia del Vicentino per lo sviluppo del tradizionale settore tessile, in particolare laniero, che aveva determinato un ritmo di crescita economico-demografica superiore a quello di molte altre aree della provincia.

Oggi ciò è venuto a modificarsi notevolmente, e più complesso risulta il tentativo di inquadrarne forme e significati nuovi.

I principali comuni della Valle dell’Agno

Recoaro Terme

Recoaro Terme (RecobörRocabör o Ricaber in cimbro, Recoaro in veneto) è un comune italiano di 6.076 abitanti della provincia di Vicenza, situato nell’alta Valle dell’Agno, sul fondo di una conca (nota anche come Conca di Smeraldo) a 445 metri sul livello del mare, ai piedi delle Piccole Dolomiti. È celebre per le proprie acque minerali: l’oligominerale Lora è commercializzata, mentre le altre acque minerali sono utilizzate nelle terme delle Fonti Centrali dalla loro scoperta nel 1689.

La natura calcarea delle rocce del luogo, insieme alla posizione geografica (le Prealpi vicentine sono i primi rilievi montuosi che si incontrano provenendo dal mare) che determina un’elevatissima piovosità (la più alta del Veneto con oltre 2000 mm annui di media) determinano una grande ricchezza che è l’acqua minerale. Numerose sono le sorgenti e le fonti su tutto il territorio comunale.

Importante fatto nella storia di Recoaro fu la scoperta delle acque minerali nel 1689, ad opera del conte Lelio Piovene (da cui la sorgente prese il nome di Lelia). Nel Settecento Recoaro conobbe un primo sviluppo a causa del termalismo, ma fu solo nell’Ottocento che il paese ebbe una vera e propria crescita legata allo sfruttamento curativo delle acque. La principale azienda è l’omonima società di imbottigliamento delle acque minerali. Recoaro conta numerose piccole attività artigianali dedite alla produzione e alla vendita di latticini come i formaggi di malga e la Fioréta, tipico latticino prodotto e consumato quasi esclusivamente a Recoaro.

Valdagno

Valdagno e la media vallata del torrente Agno. Chiarò il toponimo, Valdagno è contrazione di Valle dell’Agno, però non certo è il termine Agno, forse dal latino ‘amnius’ (fiume), oppure da ‘agnus’ (agnello) a tradire l’allevamento e la pastorizia fin dai tempi immemorabili.

La vallata, nel medioevo, fu feudo dei Trissino, potente famiglia di origine tedesca, e in un documento del 1184 vengono citati i castelli di Valdagno e Panisacco, distrutti tra duecentesche diatribe campanilistiche e assalti tra signorotti locali, a loro volta messi in fila da Scaligeri, Carraresi e Visconti. Dal 1404 tutta l’area si ‘dona’ a Venezia a formare un importante distretto dello Stato da Tera della Veneta Serenisima Republica.

Prosperità e abbondanti risorse idriche fecero sbocciare una intensa attività artigianale evoluta in opifici proto-industriali fin dalla fine del 1600 e per tutto il 1700. Terreno fertile sul quale fin dal 1836, piena epoca del regno lombardo-veneto, la famiglia di Luigi Marzotto avvia l’importante industria per la lavorazione della lana.

Da Trissino a Recoaro Terme la media valle dell’Agno è racchiusa tra la dorsale collinare del Civillina-Zovo-Priabona-Sovizzo, nota come ‘fascia dei basalti vicentini’, e la dorsale Marana-MonteCroce, propaggine meridionale delle ‘Piccole Dolomiti’. Oltre alla naturale via di comunicazione del fondovalle, che raccorda profondamente la valle con Vicenza, numerose strade importanti e antichi tratturi uniscono trasversalmente l’area con le vallate vicine.

Cornedo Vicentino

Cornedo Vicentino (Cornedo in veneto) è un comune italiano di 11.776 abitanti della provincia di Vicenza in Veneto, situato nella media Valle dell’Agno. Ritrovamenti archeologici testimoniano la presenza dell’uomo fin dalla preistoria. Il primo vero sviluppo è documentato nell’Alto Medioevo dalla costruzione del castello sul colle di S. Sebastiano. Secondo i documenti storici, il castello esisteva già nel 974 e le terre furono feudo dei nobili Trissino del ramo detto di Miglioranza.

Cornedo appartenne al vescovo di Vicenza e fu feudo della famiglia Zamperetti e successivamente dei Trissino. Cornedo subì gravi devastazioni durante la guerra tra Repubblica di Venezia e i Visconti e poi durante quella della Lega di Cambrai. Infatti il castello di Cornedo, punto strategico di accesso al Sacro Romano Impero, fu dominio degli imperatori attraverso l’investitura feudale ai Trissino (assegnata nel XIII secolo dall’imperatore Federico ll), ma dopo la morte di Ezzelino Cornedo passò nelle mani dei Visconti e poi dei Dalla Scala.

In seguito Cornedo, come fu per Vicenza, accettò il dominio della Serenissima, sancito dall’atto di spontanea dedizione firmato nel 1404 dai vicentini. Durante il XV secolo Giovan Giorgio Trissino (nonno dell’umanista Gian Giorgio Trissino) riconquistò i territori della vallata appartenuti a proprietari o comunità che si erano mantenuti fedeli ai Visconti. I Trissino vennero nominati conti di Cornedo e cavalieri l’11 settembre 1551 da parte del doge Francesco Donà.

Durante il 1600 le condizioni di vita migliorarono: sorsero mulini, segherie e magli da officina, che sfruttavano la forza dell’acqua dei torrenti esistenti. La crescita fu lenta e per una vera affermazione economica si dovrà attendere la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Castelgomberto e Brogliano

Continuando verso i comuni centro-meridionali della valle (Cornedo Vicentino, Brogliano, Castelgomberto e Trissino), questa si allarga sempre più, ospitando un importante polo industriale e artigianale.

A causa dell’importanza dell’antico castello di Trissino e del perdurare del dominio feudale della famiglia Trissino nella zona già a partire dall’Alto Medioevo, l’area era nota come “Valle di Trissino” e così viene citata in descrizioni e mappe fino al XVIII secolo.

Nella vallata del vicentino più esattamente nella frazione tra Cereda e Castelgomberto sorge il paesino di Brogliano. A differenza degli altri due, Brogliano non è ricordato per il suo castello, infatti sono poche le persone che sanno dell’esistenza di quest’ultimo. La causa di ciò è dovuta alla mancata presenza della nobile famiglia dei Trissino nel paese di Brogliano, che a differenza di Cereda e Castelgomberto era rimasto fuori dal loro possesso e di conseguenza non viene riportato negli atti di investitura fatti dal Vescovo di Vicenza nei confronti dei Trissino verso la fine dell’anno 1000.

Dai documenti rimasti si ha notizia che nel medioevo, nel territorio di Castelgomberto si costituirono due centri abitati, di cui uno formava una villa a se, ma che poi finì per essere assorbito nell’unica villa di Castelgomberto. Questo castello era situato sull’altura che anche oggi è chiamata Monte Castello, importante perché riusciva a controllare le “Chiuse” cioè il punto più stretto della valle dell’agno; questo infatti era il periodo delle signorie territoriali. Nella nostra zona, oltre ai Trissino si imposero due famiglie che presero il nome delle due località: i Da Chiuse e i Da Castelgomberto.

I due centri abitati ebbero vita autonoma, fino a 4 secoli dopo: il periodo della grande crisi in cui si avviarono gradualmente alla fusione e dai primi del ‘400 Castelgomberto assorbì Chiuse in un unico paese. La presenza del castello avrebbe sin da subito sostenuto il suo sviluppo.

Trissino

Trissino – valle Agno-Chiampo, Lessini Orientali. Sentiero delle Bastie – colle di Trissino. Tranquilla passeggiata sulla collina di Trissino, percorribile in qualche ora ed indicata anche nel pieno dell’inverno.

I motivi d’interesse sono etnografici e paesaggistici, nonché per il colpo d’occhio sulle numerose, splendide, ville storiche. Il clima, il profilo dolcissimo dei colli e la posizione dominante sulla parte mediana della valle dell’Agno, sono state le condizioni favorevoli per l’insediamento umano fin dall’età del ferro.

In epoca medioevale insisteva un castello feudo dei Trissino, ma è durante la dominazione veneziana che vennero edificate le splendide residenze signorili di questo bellissimo scorcio del vicentino. Sulle tracce del castello venne edificata villa Trissino, più volte risistemata ed ampliata facendola diventare una delle più note tra le ville venete. La grandiosa villa Trissino-Marzotto, con lo splendido giardino progettato dal Muttoni, è ancora la protagonista del profilo della cittadina. La visita è possibile solamente per determinate circostanze durante l’anno.

La passeggiata sulle Bastie parte dal centro cittadino ai piedi del colle. Si può parcheggiare vicino al Municipio e alle scuole oppure nel piazzale della nuova chiesa progettata da A. Nervi, e già famosa quale importante opera di architettura moderna. La salita punta, per prima cosa, all’evidente parrocchiale di Sant’Andrea con lo svettante campanile sormontato dall’angelo, proprio sulla cima del colle.

Dopo la visita alla piazzetta d’ingresso alla notissima villa e alla grotta della Madonna di Lourdes, dal piazzale della quale si gode un più che magnifico panorama sul paese e sulla valle, si prosegue a fianco del cimitero. Evidenti tabelle indicano il sentiero che si snoda a mezzacosta percorrendo stradine interpoderali, senza alcuna difficoltà, con belle vedute sulla sottostante valletta dell’Arpega e le frazioni di Lovara e Selva di Trissino.

Attrazioni turistiche e patrimonio culturale

Siti archeologici e storici

La Valle dell’Agno vanta numerosi siti archeologici che testimoniano la lunga frequentazione dell’area fin dai tempi più remoti. Il Museo Civico “D. Dal Lago” di Valdagno raccoglie importanti reperti provenienti da vari siti della valle, coprendo un arco temporale che va dal Mesolitico all’età Medievale.

Tra i principali siti archeologici vi è quello di Rive di Novale, dove sono stati rinvenuti materiali appartenenti al tardo Neolitico e alla prima età del Rame, come una macina, frammenti di doli decorati, un contenitore ovoidale e selci lavorati (lame, troncature, microbulini, bulini e grattatoi). Nella stessa area sono stati trovati anche un’ascia bronzea ad alette laterali dell’età del Ferro e un’olla frammentaria decorata, confermando la frequentazione del sito in epoche diverse.

A Cima Marana sono stati rinvenuti reperti eterogenei databili a epoche differenti, tra cui un pugnale e un pane in bronzo del XIII sec. a.C., una moneta romana del VI sec. d.C. e una fibbia di cintura in bronzo e ferro di età medievale-rinascimentale.

Nel sito di Campetto sono stati scoperti manufatti litici del Bronzo recente e finale, come punte foliate e peduncolate, schegge ritoccate, nuclei a schegge, raschiatoi, lame e un pendaglio in corno di capriolo. Dallo stesso sito provengono anche reperti tardo antichi e medievali, come un follis di Costantino I, frammenti di olle, basi di asta in ferro, una punta di lancia longobarda e una pietra focaia.

Chiese e architetture religiose

La Valle dell’Agno ospita numerose chiese e architetture religiose di grande pregio storico e artistico. Tra queste spicca la Pieve di San Martino di Brogliano, l’edificio più antico della valle, risalente probabilmente al XII-XIII secolo. Sulla facciata della chiesa è inglobata una pietra scolpita raffigurante un probabile guerriero longobardo e due pavoni, testimonianza dell’antica presenza longobarda nell’area.

Un’altra chiesa notevole è quella di Sant’Andrea a Trissino, con il suo svettante campanile sormontato da un angelo. Nella piazzetta antistante si trova l’ingresso alla famosa Villa Trissino, una delle più note ville venete.

Musei e gallerie d’arte

Il Museo Civico “D. Dal Lago” di Valdagno, oltre alla sezione archeologica, ospita anche un’esposizione geo-paleontologica, un percorso tattile e un’area all’aperto con rocce, fossili e modelli di dinosauri. L’ingresso al museo è gratuito.

A Palazzo Festari di Valdagno ha sede anche la Galleria Civica “dei Nani”, uno spazio espositivo che ospita mostre di rilevanza culturale, artistica e sociale.

Eventi e tradizioni locali

La Valle dell’Agno è ricca di eventi e tradizioni locali legate alla sua storia e cultura. Ogni anno, in occasione dell’arrivo di marzo, si celebrano manifestazioni rumorose per scacciare l’inverno, secondo un’antica usanza secolare.

Un altro importante appuntamento è il convegno “Cimbernauti” organizzato dal Liceo G.G. Trissino di Valdagno, dedicato allo studio dei Cimbri, l’antica popolazione che ha fortemente influenzato il linguaggio e le tradizioni della vallata.

FAQs

1. Cosa posso fare durante una visita a Valdagno oggi?
A Valdagno puoi visitare diverse attrazioni interessanti come il Santuario di Santa Maria di Panisacco, un sito storico di grande importanza. Altri luoghi da non perdere includono il Parco “La Favorita”, la Biblioteca Civica Villa Valle, il Museo delle Macchine Tessili, il Monumento a Gaetano Marzotto sr., il Museo Civico “D.” e il Palazzo Festari. Infine, una visita al Duomo di San Clemente Papa è altamente raccomandata.

2. Dove si trova la Valle dell’Agno?
La Valle dell’Agno è una regione geografica situata nell’area nord-est della Provincia di Vicenza, ai confini con le province di Verona e Trento; essa costituisce il lembo orientale della Lessinia.

L'immagine a corredo di questo articolo è stata scattata da: 
(c) Patrizia Vencato si trova on-line pubblicata a questo link:
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